Blog della sezione di Massa Carrara del Partito Comunista dei Lavoratori

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martedì 9 febbraio 2016

Conferenza stampa per le elezioni amministrative 2016

Rai

Il PCL ha tenuto venerdì 5 Febbraio a Roma una conferenza stampa nazionale per presentare le proprie scelte per le elezioni amministrative.

Il nostro partito sarà presente alle prossime elezioni amministrative in tutte le principali città ( Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli) con proprie liste indipendenti e propri candidati a sindaco.

I candidati a sindaco del PCL saranno: Alessio Ariotto , avvocato del lavoro, a Torino; Natale Azzaretto, insegnante, a Milano; Ermanno Lorenzoni , pensionato ex ferroviere, a Bologna; Massimo Civitani, studente universitario, a Roma; Paolo Prudente, dipendente comunale, a Napoli.

Già presente alle elezioni politiche del 2008 e del 2013, alle elezioni europee del 2009, in diverse competizioni elettorali locali, il PCL si presenta alle prossime elezioni amministrative in contrapposizione alle tre destre che oggi si contendono la rappresentanza del capitalismo italiano su scala nazionale e locale: il PD di Renzi e il suo governo, il più reazionario del dopoguerra; la destra salviniana e lepenista, che sguazza nella guerra fra poveri; il M5S, nemico del lavoro, che punta ad una Repubblica plebiscitaria via web.

SEL e Sinistra Italiana, anche quando si presentano in forma autonoma, non hanno credibilità: perché hanno amministrato ininterrottamente col PD condividendone le responsabilità; perché continuano ad amministrare col PD il resto di Italia, nonostante il renzismo; perché puntano a ricomporre in prospettiva il centrosinistra, cioè l' alleanza col PD. Siamo in presenza di una sinistra vittima della sindrome di Stoccolma, nazionalmente orfana del centrosinistra ma incapace di elaborare il lutto e di rompere definitivamente il cordone ombelicale col PD.

Il PC di Marco Rizzo, che pare si presenti in alcune città, è guidato da un segretario che si è compromesso nei governi Prodi e D'Alema, compresi i bombardamenti su Belgrado; inneggia a Stalin e ai suoi crimini anti-comunisti; loda Kim Il Sung, contro ogni senso del grottesco.


Il PCL è l'unico partito della sinistra che non si è mai compromesso con la borghesia italiana, i suoi partiti, i suoi governi, né sul piano nazionale, né sul piano locale. Rivendichiamo le ragioni del lavoro in contrapposizione agli interessi del capitalismo. Consideriamo il capitalismo un sistema sociale fallito che ovunque scarica la propria crisi sulle condizioni dei lavoratori. Chiunque governi questo sistema può solo gestire la miseria che esso genera (vedi Tsipras). Non abbiamo l'ambizione di governare il capitalismo ma di rovesciarlo. Ci battiamo ad ogni livello, nazionale e locale, per la prospettiva del governo dei lavoratori, un governo che concentri nelle mani dei lavoratori e della maggioranza della società le leve fondamentali dell'economia, e riorganizzi la società su nuove basi. L'unico governo, per semplificare, che possa nazionalizzare le banche, espropriare le aziende che licenziano, nazionalizzare Ilva senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto controllo operaio
.
Sul piano locale, come sul piano nazionale, i nostri programmi rifiutano la logica delle compatibilità del capitalismo. Rivendichiamo ad esempio l'annullamento del debito dei comuni verso le banche, la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari, la requisizione dei grandi patrimoni immobiliari sfitti detenuti da banche e assicurazioni, l'esproprio delle grandi proprietà immobiliari ecclesiastiche. Sono misure incompatibili col capitalismo perché è il capitalismo ad essere incompatibile con le esigenze sociali più elementari, a partire dalla casa e dal lavoro.

La presentazione elettorale del PCL mira a far conoscere un programma anticapitalista ai più ampi settori di massa, a incoraggiare la ribellione sociale, a sviluppare la coscienza politica degli sfruttati in direzione di una prospettiva rivoluzionaria. Perché "solo una rivoluzione può cambiare le cose”.
Partito Comunista dei Lavoratori

mercoledì 19 novembre 2014

Sui fatti di Tor Sapienza a Roma

Per un fronte unico di difesa! Cacciamo i fascisti! Fermiamo i pogrom!

16 Novembre 2014
Immig
In questi giorni a Tor Sapienza, in piena periferia romana, è in atto una serie di manifestazioni 
e attacchi nei confronti degli immigrati del quartiere, molti dei quali minorenni, stanziati in 
un cosiddetto "centro di accoglienza": una vera e propria mobilitazione reazionaria promossa 
e spalleggiata da un arco di forze politiche di destra che va da Fratelli d’Italia e Lega Nord 
fino ad organizzazioni apertamente fasciste come Casa Pound e Forza Nuova, il cui dispiegamento 
militante è valso a fomentare e a esasperare una situazione già di per sé tesa e dai contenuti 
affatto regressivi e violenti.
La protesta anti-immigrati (subito estesa, va da sé, a transessuali e nomadi) ha come base sociale 
quella di settori sottoproletari e proletari di un quartiere periferico di Roma, e giunge a scatenarsi 
nell'acme di una crisi economica che mina profondamente le condizioni di vita di queste 
classi sociali e getta centinaia di migliaia di proletari metropolitani, a Roma e altrove, nell'arena 
sempre più affollata della guerra fra poveri e della disperata lotta per la sopravvivenza, che è 
poi lo scenario naturale della dissoluzione e della distruzione sociale capitalistica.

Su un tessuto sociale già ampiamente minato, quindi, la classica "uscita a destra" non può 
che erompere con ancor più naturalezza e virulenza, anche (e proprio) assenza di fattori di 
opposizione, sia materiali che di coscienza. Fattori di opposizione che sono causa e parte 
attiva dell'assenza di un’alternativa del movimento operaio, in tutte le sue forme, in primis 
a causa dei tradimenti e dell’attendismo delle sue principali organizzazioni politiche e 
sindacali, ieri come oggi, che si riscontrano una volta di più in questo episodio (il coinvolgimento 
delle sinistre nelle giunte comunali e municipali liberali, da vent'anni a questa parte, rientra 
nel discorso). È solo una logica conseguenza, quindi, il fatto che questi settori diventino soggetto 
inerte e passivo, e quindi preda di facili demagogie reazionarie e di organizzazioni xenofobe, 
individuando nel proprio nemico non il capitale, ma il proletario immigrato.

Gli attacchi nei confronti degli immigrati non devono essere tollerati. A Tor Sapienza è evidente 
a tutti il precedente pericoloso costituito dalla "vittoria" della canea reazionaria organizzata che 
riesce a "cacciare gli immigrati" con cortei e molotov. Così come è estremamente allarmante 
l'altro precedente: il saldarsi in maniera organica ed effettiva della popolazione del 
quartiere e della piccola criminalità locale con le organizzazioni fasciste.

Bisogna passare all'azione! I pogrom devono essere fermati! Facciamo appello a tutte le sinistre 
politiche, sindacali e di movimento (in primis le organizzazioni sindacali che organizzano 
anche i lavoratori immigrati) ad un fronte unico contro questa mobilitazione. È necessario 
organizzare da subito la difesa (e l'autodifesa) degli immigrati e di tutti i soggetti coinvolti 
dagli attacchi e dalle aggressioni razziste. È la violenza che impone di agire su questo piano. 
Non ci sono altri modi per arginare la mobilitazione, fermare la deriva reazionaria e porre 
le basi per l’unità della classe operaia, al di là di ogni colore o provenienza.
Partito Comunista dei Lavoratori

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mercoledì 5 novembre 2014

SVEGLIA, COMUNISTI!!!!

3 novembre 2014

Vorrei invitare ad una riflessione generale, che da parte mia ritengo molto 
opportuna e importante, tutti quei compagni e quelle compagne che commentano 
sui vari social network, anche giustamente in maniera estremamente critica, 
i fatti politici e la cronaca che purtroppo vedono i lavoratori soccombere, anche 
in senso fisico, alla violenza del potere isituzionale borghese.


Ma insomma, per favore, care/i compagne/i.
Quando cominceremo finalmente tutti a "leggere" le cose, i fatti reali, con gli 
"occhi" dei comunisti, dei marxisti rivoluzionari e non con quelli, deformati 
e interessati, degli opportunisti, dei media e della stampa borghese.
È in atto da anni una teorizzata e praticata vera e propria lotta di classe 
da parte della borghesia capitalista e finanziaria contro la classe nemica da 
lei stessa storicamente prodotta: cioè il proletariato (nel senso della classe 
operaia, in senso lato).
Il tragico dramma è che si tratta di una lotta unilaterale. Nel senso che 
agli attacchi concreti, durissimi e senza limite della "borghesia" – condotti 
con l'appoggio della forza e della brutalità della repressione poliziesca e 
giudiziaria delle istituzioni borghesi – non corrisponde un'adeguata risposta 
di classe da parte del "proletariato".
Il Sindacato (inteso soprattutto come espressione dei suoi Gruppi Dirigenti) 
– in tutte le sue innumerevoli rappresentazioni– non è più in grado, per limiti 
soggettivi, tattici e strategici propri, di costituire un credibile antagonismo, 
fosse pure non di classe, allo strapotere del potere istituzionale borghese. 
D'altronde da molto tempo ormai questo Sindacato ha surrogato anche il ruolo 
di antagonista che i partiti della sinistra, compresi quelli della cosiddetta 
sinistra radicale – in termini di classe –, avrebbero dovuto svolgere.

"Che fare?" Occorre ricostruire, riappropriarsi, di una coscienza di classe. 
E con questa, e con la consapevolezza e la determinatezza che da essa 
ne deriva, ricominciare a lottare in ogni ambito della vita sociale. 
Dalla più banale alla più complessa.
Più semplicemente: nel vivere comune, nel semplice rapportarsi con gli altri, 
nell'analisi dei fatti, occorre ragionare in termini di classe. In qualunque 
circostanza, anche quelle che possono apparire banali e meno signiificative 
(sport, svaghi, ecc. ecc.).
Una coscienza di classe che non può prescindere da una formazione culturale 
marxista. Da troppo tempo, una caratteristica di tanti pseudo-comunisti è che 
non hanno mai letto una riga di Marx, di Engels, di Lenin, di Trotsky, ecc. ecc., 
o lo hanno fatto in maniera estremamente superficiale. Del marxismo conoscono 
semmai gli aspetti più confacenti ad una lettura borghese, come mirabilmente 
denuncia Lenin nell'incipit del suo illuminante "Stato e Rivoluzione".

Ma questa coscienza di classe, arricchita e consolidata con questa 
cultura marxista, questa consapevolezza, e dunque, questa volontà di lottare 
e vincere contro il nemico di classe, non può che cementificarsi all'interno di 
un Partito Comunista che abbia come unico obiettivo strategico non il 
"superamento", in chiave riformista, ma l'"abbattimento", in chiave 
rivoluzionaria, del sistema capitalistico. Senza compromessi tattici con il potere 
borghese, come da troppo tempo ormai, anche la sinistra cosiddetta 
radicale, in tutte le sue articolazioni anche movimentistiche, di fatto, sta 
facendo in maniera più o meno subdola.

E qui subentra il ruolo di un Partito anticapitalista, non interclassista, ma 
dichiaratamente e fattivamente di classe: cioè di un Partito Comunista marxista e 
rivoluzionario.
Il Partito Comunista dei Lavoratori – l'unico che non si è mai compromesso 
con il potere politico/istituzionale borghese, né a livello periferico né tanto meno 
a livello centrale – si propone come punto di riferimento per tutti coloro che 
lottano per abbattere il potere dittatoriale della borghesia capitalistica e finanziaria 
e instaurare un nuovo potere di classe, su basi socialiste, in una prospettiva comunista.

Rafforzare con ogni mezzo e in qualunque circostanza la proposta politica e l'attività 
sul campo del PCL è il compito che ogni sincero comunista e ogni sincero 
rivoluzionario deve sentire prioritario e imprescindibile.


Mario Capecchi - PCL Pistoia

PER UNA LOTTA GENERALE CHE VADA SINO IN FONDO.

4 Novembre 2014
lotta
Il capo del governo ha gettato la maschera.

Da un lato regala al padronato tutto ciò che chiedeva: massima precarizzazione del lavoro, 
libertà di licenziamento senza giusta causa, ulteriore riduzione di tasse e contributi a carico 
di sanità e servizi, libertà di saccheggio del territorio , blocco dei contratti pubblici. 
Dall'altro esibisce irrisione e disprezzo per le manifestazioni dei lavoratori e i sindacati, 
celebra il proprio successo con la corte dei propri amici capitalisti , riserva le botte agli 
operai di Terni. Nel mentre persegue una riforma elettorale e istituzionale con cui 
concentrare nelle proprie mani tutte le leve del potere.

Siamo in presenza di un corso reazionario. Un bullo tracotante e demagogo mette le 
proprie ambizioni al servizio della borghesia italiana, fingendosi amico del popolo. 
Va fermato. E per tempo.

Le aperture che le sinistre politiche e sindacali hanno riservato a Renzi nei primi sei 
mesi si sono rivelate un inganno per i lavoratori e un boomerang per chi le ha prodotte.
Aver presentato Renzi come “la nuova speranza della sinistra”- come ha fatto SEL meno 
di un anno fa per cercare un reimbarco nel centrosinistra- è stato penoso e suicida.
Aver avallato la truffa degli 80 euro, aver suggerito la truffa parallela sul TFR, aver avallato 
l'illusione del “governo del cambiamento” sino ad offrirgli la propria collaborazione ( come 
ha fatto purtroppo per sei mesi Landini), hanno avuto un solo effetto: abbellire l'immagine 
del governo agli occhi delle sue vittime e coprire il suo vero volto con la propria popolarità. 
Non solo senza ottenere nulla, ma finendo derisi e aggrediti da un governo reazionario.

Ora che il governo ha squarciato il velo delle finzioni con la propria arroganza è 
necessaria una opposizione radicale. Che unisca tutte le sinistre politiche e sindacali. 
Che non si fermi a metà strada. Che sappia andare davvero sino in fondo. A partire 
dalla rottura col PD ad ogni livello, nazionale e locale. 

Le manifestazioni di protesta che hanno percorso l'Italia dopo l'aggressione poliziesca di 
Roma hanno introdotto un cambio di passo. Questo cambio di passo va esteso, 
generalizzato, accelerato. 

Le misure del governo contro il lavoro devono essere cancellate e ritirate: non c'è nulla da 
negoziare su quel terreno. Non si tratta di fare sponda ai D'Alema e Bersani- già sostenitori 
di Monti- con un compromesso parlamentare che salvi loro la faccia. Si tratta di salvare ed 
estendere i diritti dei lavoratori. Che da 20 anni tutti i governi calpestano, inclusi quelli di 
centrosinistra ( più volte con voti o ministri della sinistra cosiddetta “radicale”) 

Si convochi allo scopo uno sciopero generale vero: che metta in campo la forza di 
milioni di salariati privati e pubblici, e fermi davvero il paese.

Si definisca una piattaforma generale unificante delle ragioni dei lavoratori, precari, 
disoccupati: a partire dal blocco dei licenziamenti, dalla ripartizione del lavoro con la 
riduzione generale dell'orario a parità di paga, dalla cancellazione di tutte le leggi di 
precarizzazione del lavoro, da un grande piano di nuovo lavoro per territorio, ambiente, 
istruzione, pagato dai profitti e dalle grandi ricchezze.

Su questa piattaforma si dia continuità alla lotta generale .

Si congiunga la mobilitazione prolungata con l'occupazione generale delle fabbriche 
ed aziende che licenziano: coordinando nazionalmente le occupazioni e istituendo 
una cassa nazionale di resistenza.

Renzi ha aperto la guerra contro i lavoratori? Il movimento operaio dichiari guerra al 
governo. E' l'unica guerra che Renzi teme davvero. L'unica che può unificare attorno ai 
lavoratori le ragioni di tutti gli sfruttati. L'unica che può strappare un risultato. L'unica 
che può unificare i lavoratori stessi, liberandoli dalle sirene del populismo reazionario di 
Grillo o Salvini, che hanno alimentato la guerra fra poveri nella miseria sociale e 
nell'arretramento delle lotte. 

E' necessario costruire nelle lotte una direzione politica e sindacale nuova del movimento 
operaio che sia all'altezza di questo livello di scontro. Una direzione si batta per la sola 
alternativa possibile: un governo dei lavoratori e delle lavoratrici. La sola prospettiva 
che possa dare lavoro e segnare l'uscita dalla crisi. La sola che possa liberare la società 
dal capitalismo e da tutti gli avventurieri che si mettono al suo servizio, siano essi di governo 
o di “opposizione”.

Il PCL è ovunque impegnato per sviluppare la coscienza di questa necessità. 
E dunque per costruire il partito rivoluzionario. L'unico partito di cui i lavoratori e gli sfruttati 
hanno bisogno.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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mercoledì 15 ottobre 2014

FORZA CONTRO FORZA

Matteo Renzi ha dichiarato guerra ai lavoratori. Il movimento operaio deve 
raccogliere e rilanciare la sfida con uguale durezza. Non sono possibili pareggi. 
O si vince o si perde. E la posta in gioco è molto alta.
Il Capo del governo si presenta come difensore dei giovani e bandiera del 
“nuovo” contro il “vecchio”. Mente nel modo più spudorato. Non c'è nulla di 
più “vecchio” che voler distruggere l'articolo 18 sulla scia di Berlusconi ( e con 
il plauso di Berlusconi). Non c'è aggressione più squallida ai giovani che sommare 
il loro libero licenziamento illegittimo con la liberalizzazione dei “contratti a 
termine” senza causale. Altro che “superamento del precariato”! E' precariato per 
tutti, a partire proprio dai giovani. E' la morte sociale della giovane generazione.
Il Capo del governo recita la parte dell'oppositore ai “poteri forti” che tramerebbe-
ro contro di lui. Strano. Visto che Fiat e Confindustria plaudono entusiasti al suo
attacco frontale al lavoro. E che il fior fiore di vecchi e nuovi ricchi frequenta i sa-
lotti mondani dei suoi amici. La verità è che Renzi vuole presentarsi come “amico
del popolo” solo per ottenere il suo consenso drogato. E vuole il suo consenso
sia per soddisfare al meglio gli interessi dei capitalisti “contro il popolo”, sia per
coltivare le proprie ambizioni di nuovo Bonaparte “nel nome del popolo”. Già oggi
il più forte dei “poteri forti” è esattamente il suo. I capitalisti si affidano al suo po-
pulismo in attesa dell'incasso. Questo progetto reazionario va fermato.
L'OPPORTUNISMO DELLE SINISTRE POLITICHE E SINDACALI
Renzi conta per vincere sull'opportunismo o il discredito dei gruppi dirigenti della
sinistra, vecchi e nuovi. Sulla figura patetica di un D'Alema che ha governato per
anni a nome dei padroni contro il lavoro salvo oggi mimare la difesa del lavoro
contro “i padroni”. Ma anche sulle contraddizioni clamorose di altri.
Vendola un anno fa salutava Renzi come “speranza della sinistra”, in omaggio alla
propria speranza di essere recuperato nel centrosinistra. Dopo che Renzi ha fatto
carta straccia di queste aspettative annunciando per di più una legge elettorale
“cancella SEL”, Vendola è giunto a denunciare Renzi come “destra”. Ma in tutta
Italia SEL è in coalizione.. con la “destra” di Renzi: nelle giunte che tagliano il la-
voro, spesso con un ruolo di primo piano ( Roma, Genova, Milano), e nelle elezioni
amministrative regionali e comunali. Perche?. Perchè Vendola spera ancora nella
propria riabilitazione postuma presso la corte di un centrosinistra nazionale di
governo.
Il vertice CGIL ha negoziato o subito per decenni l'arretramento di conquiste e di-
ritti o coi governi di centrosinistra o nella speranza di un loro ritorno. Così ha
spianato la strada al populismo renzista. Oggi di fronte a un corso reazionario di
governo che sbeffeggia e umilia il sindacato, la CGIL non va oltre la soglia di “pro-
teste” simboliche e di una dichiarazione di “dissenso”. Con l'obiettivo sempre più
aleatorio di usare la dialettica interna al PD per aprire il “dialogo” con un gover-
no.. anti sindacale. E' la politica dell'impotenza. A tutto vantaggio di Renzi.
Il vertice FIOM difende formalmente le ragioni del lavoro. Ma si è a lungo candida-
to a interlocutore privilegiato di Renzi, massimo nemico del lavoro e del sindaca-
to, ostentando relazioni pubbliche col premier e lasciandosi usare da lui, magari
in attesa di una legge favorevole sulla rappresentanza sindacale (che non verrà).
Aver coperto il renzismo nel momento del suo decollo, aver offerto per sette mesi
a Renzi lo scudo della propria popolarità agli occhi della classe operaia italiana,
ha di fatto agevolato il progetto reazionario del Premier: le responsabilità di Lan-
dini non possono essere archiviate all'ombra di un buon comizio.

PER UNA SVOLTA UNITARIA E RADICALE DEL MOVIMENTO OPERAIO

Per sconfiggere e piegare il renzismo occorre sgombrare il campo dalla somma
degli opportunismi. Ogni spirito di resa va rimosso. Ogni ammiccamento furbesco
verso Renzi va archiviato. Occorre una vera lotta di massa, che opponga la forza
alla forza. L'occupazione delle fabbriche che licenziano non può restare un'allu-
sione, o ridursi a minaccia virtuale per recuperare il dialogo con Renzi. Deve tra-
dursi in un'azione reale e generale. Occorre il più vasto fronte di lotta di milioni di
lavoratori e lavoratrici in aperta contrapposizione al fronte unico dei padroni e del
governo. Si convochino assemblee in tutti i posti di lavoro e di studio. Si organizzi
un'assemblea nazionale di delegati eletti per definire una piattaforma unificante di
mobilitazione prolungata. Si promuova uno sciopero generale vero, capace di ag-
gregare attorno alla classe operaia tutti gli sfruttati.

L' ARTICOLO 18 VA DIFESO ED ESTESO A TUTTI I LAVORATORI. .
VAN N O CANCELLATE TUTTE LE LEGGI DI PRECARIZZAZIONE DEL 
LAVORO DEGLI ULTIMI I  20 AN N I, A PARTIRE DAL DECRETO POLETTI. .
IL LAVORO CHE C'È VA DISTRIBUITO FRA TUTTI, ,CON UNA RIDUZIONE 
GENERALE DEL' ORARIOA PARITÀ DI I PAGA. .
VA CANCELLLATA  L' 'I INFAME LEGGE FORNERO SULLE PENSIONI. .
VA ISTITUITO UN SALARIO DIGNITOSO PER I DISOCCUPATI I CHE 
CERCANO LAVORO E PER I GIOVANI IN CERCA DI PRIMA OCCUPAZIONE, ,
COL TAGLIO DEI  TRASFERIMENTI  A INDUSTRIALI E BANCHIERI. .
VA VARATO UN GRANDE PIANO DI NUOVO  LAVORO IN OPERE DI 
PUBBLICA UTILITÀ ( (A PARTIRE DA DISSESTO IDROGEOLOGICO) )
FINANZIAT O DALLA TASSAZIONE PROGRESSIVA DELLE GRANDI RICCHEZZE. .

Una vera mobilitazione di massa su queste prime rivendicazioni potrebbe unifica-
re lavoratori, precari, disoccupati. Potrebbe disarmare il populismo ipocrita di
Renzi. Potrebbe smascherare il populismo reazionario di Grillo, che per prendere
voti difende oggi a parole l'articolo 18, mentre chiede licenziamenti nelle fabbriche
in crisi nel nome della “fine del lavoro” (e in cambio di 600 euro di cittadinanza).
Solo un'esplosione sociale può fare piazza pulita di tutti i ciarlatani, sbarrare la
strada a Renzi, rovesciare i rapporti di forza, preparare l'unica vera soluzione al-
ternativa: quella di un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la
loro forza.
Il PCL, l'unica sinistra che non ha mai tradito i lavoratori, porta e porterà in ogni
lotta la coscienza di questa verità. La costruzione e il radicamento del Partito Co-
munista dei Lavoratori è al servizio di questa prospettiva di rivoluzione.

PARTITO COMUNISTA dei LAVORATORI

www.pclavoratori.it – info@pclavoratori.it
f.i.p. via Marini 1/b Bologna, 1.10.2014


venerdì 10 ottobre 2014

A FIANCO DEL POPOLO KURDO E DEI COMPAGNI DEL DIP

10 Ottobre 2014
kobane
curdi
curdi2
dip3
In queste ore il governo Erdogan 
sta reprimendo nel sangue la rivolta 
dei Kurdi “turchi”contro la sua politica. 
Il regime di Erdogan ha un obiettivo 
preminente: espandere la propria 
presenza e ruolo in Medio Oriente 
partecipando in prima fila alla 
sua nuova spartizione; bloccare 
ogni processo di autodeterminazione 
del popolo kurdo, preservando la 
sua frammentazione e oppressione. 
Per questo il regime di Erdogan si 
è reso complice dello sviluppo 
del movimento fascista islamico dell'Isis e della sua barbarie. Appoggia il suo attacco 
frontale alla regione kurda “siriana” di Rojava. Copre l'attacco genocida dell 'Isis contro 
Kobane e i combattenti Kurdi, sino al punto di bloccare alle frontiere ogni aiuto militare 
e umanitario dei Kurdi “turchi” ai kurdi siriani sotto attacco.

I compagni del DIP ( Partito operaio rivoluzionario di Turchia, sezione turca del 
Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale) sono in prima fila a 
fianco della rivolta kurda contro il regime di Erdogan. Il PCL dà la più fraterna solidarietà 
e sostegno alla ribellione kurda e ai propri compagni del DIP.

I fatti dimostrano che in forme diverse tutti i protagonisti e attori dominanti dello 
scenario mediorientale e dello scontro in atto sono di fatto complici dell'Isis o 
impotenti a contrastarlo, proprio perchè tutti nemici del popolo kurdo e della sua 
autodeterminazione. Per ciascuno di essi impedire la liberazione del popolo kurdo, 
tenere soggiogato e diviso il popolo kurdo, è più importante della sconfitta dell'Isis.

Lo è per gli imperialismi “democratici” e i loro bombardieri impegnati a difendere lo 
Stato di Irak e a recuperare un proprio ruolo in Medio Oriente. Lo è per il regime 
totalitario di Assad che incentivò la reazione islamica contro la rivoluzione siriana . 
Lo è per la Turchia, membro della Nato, oggi avversaria di Assad , che usa l'Isis sia 
contro Assad che contro i kurdi, chiedendo il lasciapassare imperialista per le proprie 
ambizioni espansioniste. Lo è per le petromonarchie dittatoriali di Arabia e Qatar 
grandi finanziatrici dell'Isis in funzione antiraniana e anti sciita. Lo è per il regime teocratico 
iraniano, grande alleato di Assad contro la rivoluzione siriana, unicamente interessato a 
difendere il proprio ruolo in Irak e l'oppressione dei “propri” kurdi. Lo è naturalmente 
per lo stato sionista, che approfitta della guerra reazionaria panislamista per avere la più 
ampia mano libera contro i palestinesi.

Se la barbarie dell'Isis avanza in Irak come in Siria lo si deve al cinico gioco di piccoli e 
grandi predoni del Medio oriente. Divisi dalle proprie ambizioni, ma uniti contro i propri 
popoli e i loro diritti.

Per questo la battaglia contro la reazione islamico fascista è più che mai oggi una 
battaglia rivoluzionaria. Contro l'imperialismo, contro il sionismo, contro i regimi 
dispotici vecchi e nuovi del Medio oriente. Al fianco dei popoli oppressi 
e del loro diritto alla piena autodeterminazione. Sapendo che una Palestina unita e 
laica, un Kurdistan unito e laico, sono possibili solo su basi socialiste. Solo rifondando 
su basi socialiste l'intero ordine medio orientale.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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mercoledì 1 ottobre 2014

GUERRA AL RENZISMO

30 Settembre 2014
nota di Marco Ferrando
renzismo
Matteo Renzi ha scelto la via della guerra al movimento operaio per nutrire le proprie fortune di 
aspirante Bonaparte. E' l'ora che il movimento operaio dichiari guerra al renzismo.

Non sarà Massimo D'Alema , già guida in altre stagioni dell'offensiva anti operaia, a salvare i 
lavoratori e l'articolo 18. Non saranno i vecchi trasformisti liberali a sbarrare la strada ai nuovi 
guappi reazionari. Al contrario: proprio il discredito della vecchia guardia PD ha spianato la strada 
al renzismo, che oggi usa oltretutto quel discredito come leva complementare del proprio attacco 
al lavoro ( il “nuovo” contro il “vecchio”). Ogni subordinazione del movimento operaio e sindacale 
alla dialettica interna al PD è dunque non solo infondata ma suicida.

Si impone invece una logica di classe indipendente: una mobilitazione autonoma e di massa
dei lavoratori all'altezza della sfida lanciata. Una mobilitazione unitaria, radicale, prolungata, 
tanto determinata quanto determinato è il Capo del governo. Con un primo obiettivo 
incondizionato: difesa ed estensione dell'articolo 18, cancellazione del decreto Poletti 
e di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro. Dentro una piattaforma di lotta più generale : 
blocco dei licenziamenti, ripartizione del lavoro fra tutti con la riduzione dell'orario a parità 
di paga, cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni, salario ai disoccupati e ai 
giovani in cerca di prima occupazione. 

CGIL e FIOM si assumano le proprie responsabilità, in quanto direzioni maggioritarie del 
movimento operaio.

Non bastano atti di “contestazione” simbolica- come propone Camusso- tanto più se 
l'obiettivo è conquistare il proprio diritto a negoziare l'arretramento dei diritti dei lavoratori con 
un capo di governo anti sindacale. Tanto meno sarebbero accettabili ulteriori ammiccamenti 
col renzismo- come ha fatto per mesi Landini- magari in una logica di scambio, sotto 
traccia, fra “bassa belligeranza” a difesa dei diritti e legge sulla rappresentanza sindacale. 
Questi ammiccamenti già hanno nascosto e abbellito la realtà del renzismo agli occhi di milioni 
di lavoratori. Vanno denunciati in tutta la loro gravità e archiviati.

E' giunto il momento di una battaglia vera.

CGIL , FIOM ( e tutti i sindacati classisti) promuovano un vero sciopero generale. Convochino 
in ogni luogo di lavoro assemblee unitarie dei lavoratori, in direzione di una assemblea nazionale 
di delegati eletti, che definisca piattaforma di lotta e forme di azione. Si rivolgano a tutta la classe 
lavoratrice e ai milioni di precari e disoccupati per una vera prova di forza contro il governo e il padronato.

La classe operaia può porsi alla testa di un vasto blocco sociale, organizzarlo e vincere.
L'alternativa non è lo status quo. E' un nuovo pesante arretramento del movimento operaio e di 
tutti gli sfruttati. Un arretramento sociale e sindacale: perchè l'abolizione dell'art.18, persino 
nella sua attuale versione menomata, significherebbe reale libertà di licenziamento illegittimo, 
senza neppure l'ingombro di un giudice. Un arretramento politico: perchè la vittoria di Renzi 
significherebbe lo sfondamento politico del renzismo quale punto di ricomposizione di un blocco 
reazionario, in una dinamica dirompente di teatcherismo populista.

Siamo ad un passaggio centrale della lotta politica e di classe in Italia.

Per questo il PCL svilupperà la propria proposta di lotta generale in ogni sede ( luoghi 
di lavoro e di studio, organizzazioni sindacali , manifestazioni, assemblee..)
Agirà innanzitutto tra i lavoratori e in ogni lotta per favorire lo sviluppo concreto dell'azione di classe 
contro il governo, dell'autorganizzazione di massa , dell'egemonia di classe sui movimenti sociali.
Parteciperà con le proprie forze e proposte ad ogni scadenza di mobilitazione, anche parziale e 
contraddittoria, che ci consenta di intervenire sulle masse sindacalmente attive e sui settori 
più avanzati della classe per sviluppare la loro coscienza politica in contrasto con le loro direzioni.
Sosterrà ogni iniziativa classista, anche limitata , che si ispiri all'unità di classe e/o che si muova 
in contraddizione con le burocrazie.

Di certo la battaglia contro il renzismo è e sarà un banco di prova cruciale per tutta la sinistra politica e sindacale.
MARCO FERRANDO

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